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Dr. Luciano Marchet
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La Psicologia Positiva

La missione della psicologia positiva è quello di comprendere e promuovere i fattori che consentono non solo agli individui ma anche alle comunità e alle società di vivere in uno stato di benessere e prosperità (Seligman & Csikszentmihalyi, 2000), ovvero in una dimensione di qualità.

La letteratura concorda nel ritenere la qualità della vita “una costellazione individuale di componenti oggettive e soggettive“ (Glatzer, 1991). Sono fattori “oggettivi” elementi quali l’abitazione, il lavoro, il livello economico, l’istruzione… Sono fattori “soggettivi” la percezione del proprio benessere psicologico e fisico, il soddisfacimento dei propri obiettivi, la percezione di realizzazione, la stima di sé, l’idea di vivere una vita in linea con i propri valori… In altre parole, la dimensione soggettiva è data dal grado in cui un individuo sa giudicare positivamente la sua vita, considerandola complessivamente.

Dal momento che il “giudizio” è un aspetto cognitivo, gli interventi della psicologia positiva mirano ad aumentare i processi di pensiero che enfatizzino la percezione di benessere e riducano quella di malessere. “Così come la salute non può essere definita solo dalla mancanza di malattia, così il benessere non può essere definito solo dalla mancanza di malessere. Il benessere appartiene poi alla sfera del cognitivo, è un modo di pensare” (Goldwurm. Baruffi, Colombo, 2004).

Nell’ambito della ricerca, la psicologia positiva ha posto l’attenzione a due prospettive: la prospettiva “edonica” e quella “eudaimonica”. La prima rimanda agli studi che hanno considerato il benessere soggettivo ed esclusivamente personale come risultato di sensazioni ed emozioni positive (Kahneman, Diener, & Schwarz, 1999). La seconda prospettiva pone al’accento sull’analisi dei fattori responsabili della crescita e dello sviluppo delle potenzialità individuali e dell'autentica natura umana (Ryan & Deci, 2001), non solo per i singoli individui ma anche per la realtà e il contesto a cui appartengono.

Da un punto di vista clinico, gli interventi della psicologia positiva (PPIs) mirano ad aumentare la percezione soggettiva di benessere, intesa non solo come l’assenza di disordini mentali (come ansia e depressione), ma anche come la presenza di risorse psicologiche, come componenti di piacere, di emozioni positive, di soddisfazione per la propria vita, di felicità (Diener, 1984). L’obiettivo è quello di coltivare le emozioni, i pensieri ed i comportamenti positivi. Per esempio, alcune strategie utilizzate sono quelle di scrivere pensieri che rimandino ad aree di benessere, sviluppare un atteggiamento di gentilezza per chi ci sta accanto, praticare un pensiero più ottimista, ripetere le esperienze positive, socializzare…In gruppi non clinici, l’evidenza dei miglioramenti prodotti da queste strategie è sempre stata solida (es. Fordyce, 1977; Lyubomirsky, Dickerhoof, Boehm, & Sheldon, 2008; Ruini, Belaise, Brombin, Caffo, & Fava, 2006). Per quanto riguarda la popolazione clinica, si è dimostrata l’efficacia degli interventi sull’incremento di emozioni positive, di impegno e di senso dato alla vita che caratterizzano la depressione (Forbes & Dahl, 2005; Seligman, Rashid, & Parks, 2006), sia in uno contesto di psicoterapia individuale sia in un contesto di gruppo.

Una ricca metanalisi sull’efficacia degli interventi di psicologia positiva sulla depressione è stata condotta da Sin e Lyubomirsky (2009), prendendo in rassegna 51 interventi su 4266 individui e dimostrando un aumento significativo della percezione soggettiva di benessere ed una riduzione ugualmente significativa dei sintomi depressivi, ovvero una sovrabbondanza di umore e pensieri negativi. Inoltre, vi sono evidenze a favore del fatto che gli interventi che rafforzino le caratteristiche positive, come la gratitudine e la flessibilità, possano aiutare a sviluppare le strategie per far fronte ad eventi di vita negativa, prevenendo così lo sviluppo di eventuali sintomi psicologici (Wood e Tarrier, 2010).

Le aree su cui si focalizzano gli interventi sono inerenti all’identificazione delle proprie potenzialità unitamente alla capacità di dare valore alle stesse, riducendo le aspettative irrealistiche ma promuovendo il raggiungimento di risultati progressivi, che aiutino a dare un senso di progettualità alla propria vita. Molta importanza rivestono i rapporti con gli altri, e l’apprendimento di abilità relazionali che aiutino a vivere serenamente nel mondo sociale, qualsiasi grado di intimità ci veda coinvolti (dal partner allo sconosciuto incontrato sul treno). Importanza viene data alle abilità di coping, ovvero la capacità di far fronte ai problemi quando si pongono, gestendo l’ansia, identificando le soluzioni possibili e capendo quali decisioni prendere, enfatizzando la creatività.

Un esempio delle tipologie di intervento strutturate- e di cui è stata dimostrata l’efficacia, non solo nell’immediato ma anche con il perdurare degli effetti nel tempo- è il SWBT, ovvero il subjective well-being training (training per lo sviluppo del benessere soggettivo), sviluppato da Fordyce. L’autore – che ha iniziato a fare ricerche negli anni ’60- parte dall’osservazione che la maggior parte delle persone sogni di essere felice ma non pensa mai alla felicità, concetto che non sa neppure definire. Studiando ciò che differenzia chi è felice da chi non lo è, Fordyce descrive 14 fondamentali, ovvero 14 caratteristiche che sono aspetti basilari per apprendere a migliorare la propria condizione di benessere psicologico. Il training è da considerarsi un training di gruppo, strutturato su 8 incontri che seguono un ben specifico format: a parte il primo incontro (dove viene fatta psicoeducazione all’inizio), e l’ultimo (in cui viene fatta una sintesi della abilità apprese), in ogni sessione si rivedono i compiti dati a casa, si approfondisco 3-4 fondamentali e vengono assegnati nuovi compiti. Qui di seguito sono elencati i 14 fondamentali di Fordyce:

  • Essere più attivi e tenersi occupati
  • Passare più tempo socializzando
  • Essere produttivi svolgendo attività che abbiano significato
  • Organizzarsi meglio e pianificare le cose
  • Smettere di preoccuparsi
  • Ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni
  • Sviluppare pensieri ottimistici e positivi
  • Essere orientati al presente
  • Lavorare ad una sana personalità
  • Sviluppare una personalità socievole
  • Essere se stessi
  • Eliminare sentimenti negativi e problemi
  • I rapporti intimi sono la fonte principale di felicità
  • Considerare la felicità la priorità numero 1

La linea guida che si snoda attraverso questi punti “fondamentali” è che al proprio benessere si può lavorare, rendendolo obiettivo per rendere di qualità la vita che viviamo.

di Gaia Vicenzi www.gaiavicenzi.com



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